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Beethoven Sonata "Al chiaro di luna"

Per pianoforte

Revisione e diteggiatura di Sandro Baldi

Spartito in formato A4 di 32 pagine

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EM1879

Beethoven, Ludwig van

9788860534118

€12,50

Opus 27 n. 2

PREFAZIONE

Questa nuova edizione della Sonata “Al chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven nasce dal desiderio di mettere a disposizione degli studenti un testo affidabile e nello stesso tempo pratico, utile per eseguire correttamente uno dei monumenti riconosciuti della letteratura per pianoforte. La stessa intitolazione della Sonata, come sappiamo apocrifa (si deve allo scrittore berlinese Ludwig Rellstab l’immagine, nel primo tempo, di “una barca che passa nel selvaggio paesaggio del Lago dei Quattro Cantoni in un chiaro di luna”), rispecchia la fortuna universale di un brano a giusta ragione considerato fondamentale nella storia della musica.

Il testo originale di Beethoven (manoscritto autografo e prime edizioni) ha costituito la base di partenza del presente lavoro, nel quale si sono aggiunte, con le dovute cautele, quelle indicazioni e quei suggerimenti, specie riguardanti la diteggiatura e la pedalizzazione, che il curatore ha creduto più opportune per una efficace esecuzione del brano.

In particolare sulla diteggiatura si è puntato a fornire soluzioni razionali, che mettano in grado l’allievo di meglio comprendere la scrittura beethoveniana e di raggiungere così un certo grado di consapevolezza e di autonomia nelle proprie scelte esecutive. Il confronto con la lezione dei più rinomati maestri e la verifica che si è potuta realizzare su diversi allievi dovrebbero poi contribuire ad accrescere l’affidabilità delle soluzioni proposte.

Ancor più necessario si è reso il lavoro di pedalizzazione, dato che i primi due movimenti sono privi di segni specifici a questo riguardo. In realtà le indicazioni di Beethoven non mancano, quando in testa al primo movimento egli avverte: “si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino”, cioè con il pedale. L’indicazione è generica, tuttavia importante per comprendere che l’uso del pedale di risonanza dev’essere regolato dall’andamento armonico del brano.

Il terzo movimento contiene alcuni segni di pedale sugli accordi che scandiscono gli arpeggi ascendenti, alle battute 2, 4, 6, 7, 8, 16 e 18 e in tutti i passaggi analoghi successivi, e, verso la fine, dalla battuta 166 alla battuta 167.

Pur tuttavia, nella prassi concertistica il pedale viene utilizzato con larghezza assai maggiore. Per questo motivo è stato aggiunto in alcuni altri passi, ma sempre in maniera il più possibile oggettiva, come nel secondo movimento dove quasi tutti gli interpreti lo adoperano; è vero che si potrebbe usare ancora di più, ma si entrerebbe così in un terreno molto soggettivo, legato anche al tocco, all’acustica della sala e al pianoforte stesso. Dunque a questioni più specificamente estetiche e contingenti.

Rispetto alla grafia originale, le pochissime aggiunte di segni di fraseggio apportate dal revisore sono state messe tra parentesi.

Andrea Parisini