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Quartetto

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EM1764

Forni, Oreste

9788860533203

€14,42

Oreste Forni

per 2 violini. viola e violoncello

revisione di Michele Mangani e Marco Magi, note critiche di Maria Chiara Mazzi

spartito A4 di 120 pagine con parti staccate per gli strumentisti

Oreste Forni. Basterebbe questo, la citazione del suo nome, a richiamare nella comunità di Sassocorvaro il profondo senso di gratitudine verso l'opera svolta da questo grande maestro.
Egli ha rappresentato, e continua a farlo, un pezzo importante e fondamentale nella storia della Banda Musicale Comunale di Sassocorvaro, che ha diretto per ben 34 anni producendo nel frattempo uníenorme quantità di opere musicali.
Oggi, grazie al lavoro svolto dai maestri Marco Magi e Michele Mangani, è iniziato il recupero di tali opere al fine della loro salvaguardia nonchè divulgazione e fruizione da parte del pubblico.
Con piacere e soddisfazione abbiamo da subito deciso di sostenere questo progetto per sottolineare ancora una volta l'importanza delle Bande quale elemento di aggregazione tra generazioni diverse e allo stesso tempo rendere merito ad un uomo che, grazie al suo lavoro e alla sua passione, ha contribuito alla crescita culturale e al prestigio della nostra comunità.

Il quartetto d'archi è forma relativamente recente poichè non ha reali antenati nell'epoca barocca, come accade invece per le altre forme cameristiche. Il quartetto, infatti, si distingue per la mancanza del clavicembalo, sostegno armonico considerato indispensabile alla costruzione musicale fino alla fine del Settecento: una mancanza che diventa un vantaggio e consente nuove possibilità poichè le quattro parti non presentano più gerarchie ma conversano tra loro in assoluta parità. Il quartetto nasce praticamente con Haydn negli anni Settanta del Settecento e si impone ben presto come simbolo dello stile di conversazione: ìSembra di ascoltare quattro persone intelligenti che conversano amabilmente fra loro, affermò Goethe nel commentare questa musica insieme domestica e colta, che si sarebbe poi imposta anche in sala da concerto.
Nel Classicismo, grazie a Haydn e Mozart, esso raggiunge la perfezione, con uníampiezza di dimensioni e una densità di contenuti che ne faranno da questo momento il banco di prova per ogni compositore.  Fin da questíepoca, tuttavia, il genere viene inteso secondo concezioni estetiche non univoche, in quanto cominciano a differenziarsi nel suo ambito due tendenze nettamente distinte e contrapposte tra loro.
Da una parte il quartetto, nato come occasione d'intrattenimento, comincia ad assumere il carattere di forma musicale colta, caricato delle progressive conquiste tecniche e stilistiche raggiunte dai compositori. Questo processo raggiunge la sua espressione più evoluta nei quartetti di Beethoven, con una dilatazione della forma e uníastrazione di contenuti che potremmo quasi definire visionaria. Con Beethoven diventa anche una sorta di intima confessione: in particolare negli ultimi cinque quartetti il maestro tedesco raggiunge limiti rimasti a lungo insuperati. Proprio i quartetti di Beethoven diventeranno un punto di riferimento per i musicisti romantici: specialmente tedeschi, che sentiranno quasi l'obbligo di misurarsi con questa forma nobile e impegnativa.
I grandi compositori romantici considerano quindi il quartetto come una delle forme principali che, al pari della sinfonia, permette loro di esprimere nella maniera migliore e più completa, con i più intimi sentimenti la loro capacità architettonica e costruttiva; di conseguenza il quartetto romantico diventa una composizione destinata al pubblico dei concerti, e richiede per la sua esecuzione veri e propri professionisti: non a caso è proprio all'inizio dell'Ottocento che si formano i primi grandi complessi quartettistici.
Parallelamente, non possiamo dimenticare che continua ad esistere un quartetto come forma di èintrattenimentoí, che all'inizio interessa autori minori come Fränzl o Pleyel ma che nel corso del secolo, secondo un modo di far musica tra amici più affabile e familiare, dà origine a una produzione qualificata che si muove in una sua direzione, mantenendosi fedele a uno stile di pacata conversazione e alimentando il suo repertorio anche con trascrizioni da opere, pot-pourri da celebri composizioni, melodie di vario genere.
A fine Ottocento, tuttavia, autori come Brahms, ma anche altri appartenenti al mondo musicale tedesco, recuperano le forme del Classicismo viennese con piena consapevolezza. In un momento di acuta crisi essi ritornano al quartetto inteso come esempio migliore della costruzione formale, della saldezza costruttiva, del contrappunto strumentale.
Non è un caso quindi che Oreste Forni componga nel 1901 proprio un Quartetto per archi che è lontanissimo dalle altre sue composizioni da camera (legate ad una funzione di intrattenimento, come abbiamo già visto nei pezzi col violoncello) e nei confronti del quale si pone come continuatore della grande tradizione tedesca.
l'intreccio delle parti, la ricerca armonica particolarissima, l'ampiezza della polifonia alla quale si sottomettono tutti gli spunti melodici caratterizzano fortemente il primo tempo (Allegro con brio) dove sono principalmente tre gli elementi che si rincorrono e che costituiscono l'ossatura di questa ampia struttura: un tema in terzine, uno più dolce nel ritmo ternario di barcarola e uno assai statico, a semiminime. l'intenso cromatismo caratterizza la parte centrale dello sviluppo, prima che una ripresa rimetta in gioco tutti gli elementi finora ascoltati.
l'Adagio che segue (in forma tripartita) non rinuncia a nessuno dei caratteri che abbiamo visto nel primo tempo: non rinuncia cioè alla tensione armonica e alla costruzione contrappuntistica. Anche quando, come nella prima parte, il primo violino sembra volere assumere una funzione più melodica, Forni non lo lascia da solo, ma ne contrappunta la voce. Il senso melodico è più forte nella sezione centrale, anche se l'ampiezza e la sonorità diventano quasi èsinfonichÈ. Il ritorno della prima sezione non è letterale, ma caratterizzato da uníansia sottolineata dalla presenza di terzine nella parte di accompagnamento.
Lo Scherzo ha l'aspetto fantasmatico degli scherzi di Mendelssohn o di Brahms. Anchíesso di struttura tripartita, è caratterizzato da un andamento staccato in quartine di semicrome eseguite da tutti e quattro gli strumenti: una pagina di tecnica e difficoltà esecutiva davvero strabilianti. Ad un Trio calmo, melodico e quasi èdisimpegnatoí fa seguito la ripresa integrale della prima sezione.
Complesso, elaborato, in taluni casi quasi bachiano il movimento conclusivo (Allegro deciso). La mutevolezza di atteggiamenti, la quantità degli spunti tematici, l'alternanza espressiva vengono tenute insieme da una fortissima tensione armonica e da una saldezza costruttiva dove ancora una volta, rinunciando alla funzione di gioioso congedo che la tradizione attribuiva a questo movimento, Forni ribadisce la propria capacità di elaborare, di mettere in gioco la sua abilità ponendola al servizio di una forma cosìcarica di storia.

Maria Chiara Mazzi