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EM1784

Rutini, Ferdinando

9788860533265

€12,50

Ferdinando Rutini

per chitarra francese e pianoforte

revisione di Rossella Giannetti e Sandra Pistolesi

Spartito in formato A4 di 50 pagine

Dall'introduzione...
Il Concerto per chitarra francese e pianoforte del Signor Ferdinando Rutini, giuntoci manoscritto in una copia non datata, riporta la dedica Per il divertimento della Nobildonna Signora Girolama Contessa Compagnoni Marefoschi ed è pertanto da collocare negli anni fra il 1812 e il 1816 in cui è attestata la presenza del compositore a Macerata come maestro di cappella. La dedicataria infatti appartiene a una delle famiglie nobili più in vista di quella città.
La famiglia Compagni Marefoschi già a partire dalla metà del XVIII secolo e per tutto il secolo successivo, si contraddistingue per la passione e l'interesse per le arti, e specificamente per la musica. I conti Compagnoni Marefoschi si pongono infatti come un punto di riferimento importante nella vita culturale dell'intera regione. Oltre alla pratica privata della musica, alla quale partecipavano attivamente i membri della famiglia, talvolta anche come compositori, i conti Compagnoni Marefoschi promuovevano anche concerti pubblici, chiamati accademie, tenuti con cadenza regolare oppure legati a particolari avvenimenti civili e religiosi della vita sociale della città. È documentata inoltre un'intensa attività didattica e di studio, confermata dalla presenza di una ricca biblioteca. Nell'inventario di questo fondo musicale compaiono, oltre a questo concerto di Rutini, varie altre composizioni per chitarra francese, fra cui una copia del metodo di Federico Moretti nell'edizione spagnola del 1799, a testimonianza dell'interesse rivolto verso questo strumento. È inoltre del 1793 la prova documentata dell'acquisto a Roma di una chitarra francese, come all'epoca veniva comunemente chiamato questo strumento, spesso destinato alle damigelle.
Che questo brano sia destinato ad una esecuzione, per cosìdire, familiare, vale a dire per il diletto della contessa indicata nella dedica, è confermato anche dalla scrittura stessa, molto più dettagliata nella parte chitarristica sia per quanto riguarda le dinamiche che le diteggiature rispetto alla parte pianistica, che probabilmente veniva realizzata dal maestro di cappella.
Il concerto per Chitarra e Pianoforte, di cui all'interno dello stesso fondo esiste anche una versione per violino e pianoforte analoga alla versione per chitarra, è strutturato in tre movimenti: Adagio-Allegro, Adagio e Rondò-Allegro, con primo ed il terzo movimento in Fa maggiore, mentre l'adagio centrale è in Do. Il manoscritto si presenta in parti staccate, cosa che corrisponde a una prassi ancora molto diffusa al tempo, soprattutto in Italia, e non in partitura.
La scrittura è molto lineare: la parte chitarristica, quando ha il canto, presenta una sola linea melodica senza nessuna complicazione contrappuntistica, quando invece accompagna, presenta spesso semplici strutture accordali che probabilmente, come era prassi comune dell'epoca, venivano eseguite arpeggiate. La parte pianistica, in cui sono totalmente assenti le diteggiature e molto scarse le indicazioni di dinamiche, risulta leggermente più complessa, anche se la mano sinistra ricopre quasi esclusivamente funzioni di puro accompagnamento. A conferma del fatto che questa parte veniva probabilmente eseguita dallo stesso compositore o comunque dal maestro, va rilevato anche un punto in cui è segnata una indicazione di basso numerato (b. 99 del primo tempo). Questo particolare risulta interessante anche perché costituisce una testimonianza del permanere in Italia di pratiche strumentali, come quella appunto del basso continuo, che nel resto d'Europa nei primi anni dell'Ottocento erano ormai definitivamente state abbandonate...

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