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Piano recital CD

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Valenti, Massimiliano

8014270861461

€13,11

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Massimiliano Valenti, pianoforte

ERIK SATIE - Gnossienne
01. Gnossienne n. 1
02. Gnossienne n. 2
03. Gnossienne n. 3
04. Gnossienne n. 4
05. OLIVIER MESSIAEN - Première communion de la Vierge
GEORGE GERSWHIN - 3 Preludes
06. Prelude n. 1
07. Prelude n. 2
08. Prelude n. 3
09. GEORGE GERSWHIN - Rhapsody in Blue
JEAN-PHILIPPE RAMEAU - Pièces de clavecin
10. Premier Rigaudon
11. Deuxième Rigaudon
12. Double de deuxième Rigaudon
13. Musette et Rondeau
14. Tambourin

Un viaggio sicuramente affascinante questo ascolto, dov'è immediatamente percepibile la presenza di una parola fortemente sentita e per questo fortemente efficace. La testimonianza di chi è capace di accogliere in sé una grande energia vitale e restituirla con altrettanto vigore ed intelligenza espositiva.

Lorenzo Jocolano Spagna

Nel ciclo delle Gnossiennes (1890), di Erik Alfred Satie (Honfleur, Calvados 1866 "“ Parigi 1925), basate sull'intuizione di un pensiero musicale fuggevole e volutamente semplice, troviamo il germe della sostanza della sua evoluzione verso l'esoterismo rosacruciano, e le concezioni misticheggianti delle opere quali Le fils des étoiles e La messe des pauvres. Pagine che portarono un tono di delicatezza e fascinazione nuove con la loro noncurante eleganza, malinconia, la loro stessa monotonia, esse non incontrarono il favore del mondo accademico che seppe cogliere soltanto le imprecisioni della scrittura senza comprendere che il compositore aveva saputo conciliare ai suoi schemi ed al suo linguaggio la maniera più funzionale di annotarli. Satie lottava "la decadance esthétique et morale de notre époque", ossia il romanticismo ed il neo-wagnerismo, per restituire alla musica francese le caratteristiche nazionali, come dimostrano il suo gusto per le piccole forme, i giochi ad effetto, la preminenza del pianoforte; apriva cosìla via a Debussy del ritorno alla modalità, la creazione di un'atmosfera sottile e raffinata. Sfida la semplicità sentendosi perdente nei confronti del colore e della frenesia che egli stesso ammirava in Stravinskij.

Progetto forse inconsapevolmente nutrito di quella grandeur tutta francese, ma sostanzialmente sollecitato da un fervente misticismo religioso "“ portato avanti senza sosta durante tutto l'arco della sua carriera artistica da Olivier Messiaen (Avignone, 1908 - Clichy, ÃŽle de France, 1992), per conseguire un percorso compositivo e stilistico del tutto particolare e tale da meritargli l'appellativo di musicista teologico. Compositore eclettico, di straordinaria vitalità, dotato di una eccezionale capacità di pensiero divergente, è per questo nel contempo innovativo e profondamente tradizionalista: pervaso di spiritualismo cattolico ed autore di musiche spesso intensamente sensuali, teologo nelle intenzioni ma attratto dalle atmosfere misticheggianti, teorizzatore di severi metodi compositivi ed anche abile improvvisatore all'organo della Trinité. La Premiére communion de la Vierge, appartiene al ciclo dei Vingt Regards sur L'Enfant-Jésus (1944) che, dopo l'esordio dei Preludes nel "˜29, e le Visions de L'amen per 2 pianoforti, dell'anno precedente, segnano il periodo della ripresa d'interesse per lo strumento a tastiera. Il ritorno alla compo- sizione pianistica non è estraneo alla nuova frequentazione con l'allieva Yvonne Loriod che sposerà in seconde nozze nel 1962, dopo la morte della violinista Claire Delbos.

L'intero ciclo dei Regards, - quella in programma ne raffigura l'undicesimo quadro "“ costituisce la summa delle acquisizioni pianistiche esperite dal compositore con la collaborazione della allieva pianista. In tale brano ripropone la particolare disposizione della scrittura pianistica, precedentemente sperimentata con la partizione a due pf. nelle Visions, di mantenere separate la dimensione melodica e tematica, adagiata su cadenze accordali dal carattere solenne ed ieratico, dai gruppi notali più articolati ritmicamente e le sequenze ornamentali dall'aspetto frastagliato; la tendenza alla divaricazione delle due parti verso le regioni estreme e le sonorità ben definite, volutamente metalliche, quindi prive dei suoni impastati e delle nebbie di precedente memoria. La sua ricerca più esasperata si combatte nel campo timbrico, egli vorrebbe tintinnanti carillon, gelide campane ed evocanti timbri percussivi. Si propone di conseguire i colori strumentali dell'intera famiglia delle percussioni con sconfinamenti nell'esotico, dei clarinetti, dei flauti ed ottoni in una varietà di modi d'attacco che rasenta l'utopia. L'ansia di suggerire all'esecutore le immagini che egli vuole rappresentate, lo induce qui più che in altri lavori all'uso frequente di note illustrative suggestive, sia di natura simbolica che didascaliche.

Abbandonati tanto la dimensione sensoriale e simbolista di Debussy quanto lo sperimentalismo modale di Messiaen, la riconquista della tonalità, intesa nel modo convenzionale, permette di cogliere la sostanziale immutabilità del dizionario musicale ed il mai sopito esercizio del codice linguistico che attraversa tutta la musica, non soltanto quella occidentale, e l'esistenza di un sostrato di universalità semantica legata a costanti percettive connaturate nella logica umana.

La Rhapsody in Blue, composta da George Gershwin (New York, 1898 "“ Beverly Hills, 1937) in sole tre settimane in versione per due pianoforti, fu orchestrata dall'arrangiatore della banda di P. Whiteman per l'occasione di un concerto dal roboante titolo di: "Experiment in Modern Music" dato alla Aeolian Hall di New York nel 1924 e sotto la direzione dello stesso Whiteman. La musicologia ufficiale liquida la musica di G. come un buon prodotto di genere nell'ambito della produzione commerciale degli standards e della industria americana dello spettacolo d'intrattenimento. Oltre alle migliori qualità inventive di G. la pièce rivela caratteri che in diversa misura si ritrovano nelle successive composizioni orchestrali, come la ripetizione in forma di "variazione ornamentale" dello stesso materiale tematico dovuto all'impiego nella dimensione formale più vasta del procedimento di sviluppo tipico dei songs arrangiati al pianoforte e l'utilizzazione negli episodi di transizione tra le frequenti riesposizioni dei temi di formule standardizzate di pianismo brillante.

I cinque pezzi clavicembalistici, Premier Rigaudon con relative variazioni "en agrément", la Musette en Rondeau ed il Tambuorin, sono tratti dal 2° vol. dei Pièces de clavecin avec una méthode, pubblicati dall'autore nel 1724. Dalle ricerche e dalle riflessioni di Jean-Philippe Rameau (Digione, 1683 "“ Parigi, 1764) teorico insigne oltreché compositore eclettico, derivano tutte le attuali acquisizioni della teoria musicale odierna. Da una serie di studi speculativi sulla consonanza, sui centri armonici e sui rivolti accordali egli giunge alla conclusione rivoluzionaria che la melodia nasce dall'armonia e non viceversa come si pensava precedentemente. Inoltre a quest'assioma egli ha conferito una consistenza reale, poiché insegnava ad ascoltare la musica in relazione agli accordi ed alle concatenazioni del basso. Da tale concezione non solo ne scaturìuna mutata prassi pedagogica ma un autentico capovolgimento della sensibilità musicale dalla fine del XVIII secolo. Rameau non ha senza dubbio creato la tonalità, ma ha contribuito sul piano teorico e razionale all'affermarsi di quella nuova sensibilità che negli stessi anni andava costituendosi come naturale processo evolutivo dell'Affektenlehre.